Una "Fiamma" che deve tornare ad ardere a Filottrano PDF Stampa E-mail
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Scritto da Cap. Gerardo Severino   

Dovremmo essere abituati ormai, dopo tredici anni di ricerca storica, a non stupirci di nuove storie di uomini e donne che, su questa nostra terra marchigiana, hanno sentito alto l'obbligo di partecipare alla cacciata di fascisti e occupanti tedeschi e alla rinascita del nostro Paese. Noi, la sezione di Filottrano, Filottrano stessa, siamo e saremo sempre grati al capitano Gerardo Severino delle Fiamme Gialle, direttore del Museo Nazionale della Guardia di Finanza in Roma, nostro collaboratore, cui sentiamo la vicinanza ideale, che ha tra altri meriti di sicuro più alto valore, anche quello di farci conoscere la vicenda umana e militare del brigadiere della Guardia di Finanza Paolo Arca, vicenda umana e militare che si svolge attorno a Filottrano.   Il destino ha voluto che questa ricerca venisse alla luce proprio quando l'ANPI di Filottrano perde il suo faro.  Anche per questo vogliamo dedicare questo pezzo al Flavio Antinori.

Questo il testo del saggio, non ancora pubblicato, che il nostro collaboratore ci riserva e che proporremmo al sindaco di Filottrano per una pubblicazione in loco.

Armando Duranti

PAOLO ARCA,
BRIGADIERE DELLE FIAMME GIALLE 
EROICO PARTIGIANO A FILOTTRANO

 

(1901 – 1957)

 
 
 
di Gerardo SEVERINO (Direttore del Museo Nazionale della Guardia di Finanza)

 

 

 

 

 

1.      Premessa.

 

 

Il 4 gennaio del 1989, un anziano ex partigiano delle Marche, tale Luciano Cristofanelli, rivolse al Comando Generale della Guardia di Finanza, da Cingoli (Macerata), ove abitava in via Cristianopoli 1, la seguente lettera:

“Nel ricordo delle epiche vicende belliche della città di Filottrano, desidero ravvivare il cordiale affettuoso legame, sorto nella lotta del CLN per la Liberazione di questo territorio, con l’allora Brig.re Paolo Arca, della Legione di Ancona, che ne risultò protagonista di primo piano.

Prego voler fornire notizie (indirizzo) di questo valoroso che operò tanto attivamente in giorni oggi impensabili, con abnegazione ed ammirata capacità da imporne grata e perenne memoria. Venne proposto per la Medaglia di Bronzo dal Comando della V^ Brigata Garibaldi, e non so quale altra onorificenza e riconoscimenti gli furono poi concessi da codesto Comando Generale.

Nel 1946 abitava in Viale Bonaria 94 in Cagliari”.

Il Cristofanelli, nella speranza di riabbracciare il vecchio compagno di lotta di cui aveva perso le tracce da oltre quarant’anni, non poteva certo immaginare che il povero Maresciallo Arca era, invece, deceduto da lungo tempo. Un beffardo destino, infatti, lo aveva tolto ai suoi affetti ed alle sue amate Fiamme Gialle il 1° febbraio del 1957, esattamente sei mesi dopo il suo congedo dalla Guardia di Finanza, intervenuto nell’agosto dell’anno prima, per raggiunti limiti d’età.

Proprio grazie alla sua lettera, il Cristofanelli ci ha indotto ad approfondire la figura del partigiano Paolo Arca, di cui il Generale Oliva, nel suo pregevole lavoro dedicato al contributo offerto dalla Guardia di Finanza alla Resistenza, cita stranamente la sola promozione straordinaria per meriti di guerra2]. Per tale motivo abbiamo svolto negli archivi del Corpo una ricerca storica a



1- In Archivio Museo Storico Guardia di Finanza – Roma (d’ora in poi AMSGF), Schedario Decorati, fascicolo personale “Mar.llo Paolo Arca”. 
2- Giuliano Oliva, “La Guardia di Finanza nella Resistenza e per la Liberazione”, Edizione Scuola di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza – Roma, 1985.
 
 
 
più ampio raggio, la quale ci consente oggi di presentare alla Storia del nostro grande Paese, ma forse anche al figlio Giovanni, la figura di un uomo integerrimo; un finanziere onesto e di altissimo spessore morale; un partigiano valoroso; un sardo d’altri tempi, del quale, sino ad oggi, conoscevamo solo le poche note biografiche riportate nel Libro d’Oro del Corpo, oltre a qualche riferimento nei libri dedicati alla Resistenza.   A quasi settant’anni dagli eventi che lo videro protagonista, ricostruiamo ora le vicende di questo grande italiano, il quale, come approfondiremo a breve, visse una vita semplice, ma nello stesso tempo avventurosa ed affascinante.   
 
 
2.      Dalla Sardegna ad Ancona: brevi note biografiche di un eroico Finanziere.
 
       Non si può parlare di un vero eroe se non prima di averne ricostruito le principali tappe della propria esistenza. Solo in questo modo si può comprendere fino in fondo di che “pasta” erano – e sono fatte – le persone che hanno dato tanto all’Italia, soprattutto in un periodo difficile della sua storia.Ebbene, il nostro protagonista nacque a Bortigali (Nuoro) il 6 agosto del 1901, figlio di Giovanni Arca e di Lucia Morla, molto probabilmente esponenti di una famiglia benestante della zona, tant’è vero che il giovane, a differenza di molti coetanei, ebbe la possibilità di procedere negli studi, conseguendo il diploma di 2^ Tecnica.
       Il 16 febbraio del 1920, pur non essendo ancora maggiorenne, Paolo decise di arruolarsi nell’allora Corpo della Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza (l’odierna Polizia di Stato), ammesso a frequentare il corso di formazione presso la Legione Allievi di Caserta, terminato il quale fu destinato alla Legione Territoriale di Torino.
      La guardia di P.S. Paolo Arca prestò servizio nella Pubblica Sicurezza sino al gennaio del 1923, data in cui fu congedato, a seguito dello scioglimento di tale Corpo, intervenuto per effetto dell’art. 8 del R.D. in data 15 gennaio.
      Ritornato a Bortigali, l’Arca cercò in ogni modo di non pesare sulle spalle della propria famiglia, alla quale, nel frattempo, era venuto a mancare il padre Giovanni. Per tale ragione decise di tornarsene “in Continente”, stabilendosi a Genova, ove per qualche tempo avrebbe esercitato la professione di “chauffeur meccanico”, così come indica il suo libretto personale[1].
       Ma la passione di Paolo Arca era quella di vestire comunque un’uniforme. Ecco il motivo per cui, dopo qualche anno dal “congedo forzato” dalla Polizia, tentò nuovamente la strada dell’arruolamento volontario. Per assecondare tale desiderio scelse la Regia Guardia di Finanza,


[1] “Libretto Personale” della guardia Arca Paolo. In Archivio Sottocapo di Stato Maggiore e AA.GG. Comando Generale Guardia di Finanza – Roma (d’ora in poi A.S.C.S.M.C.G.G.F), fascicolo personale “Mar. Arca Paolo”.

 
 
 
 
presso il cui Comando di Circolo a Genova presentò regolare istanza nel corso del 1925. Superate le varie prove selettive e gli esami medici, il giovane Arca, allora ventiquattrenne, fu ammesso tra le Fiamme Gialle il 19 agosto dello stesso 1925, destinato alla frequenza del corso semestrale di addestramento presso il Battaglione Allievi di Verona.
Nella città scaligera, l’allievo sardo rimase sino al 22 ottobre, data nella quale fu trasferito alla Scuola Alpina di Predazzo, ove avrebbe completato il ciclo d’istruzione. Promosso finanziere il 1° febbraio 1926, Paolo Arca fu assegnato alla Legione di Genova, più precisamente alla Brigata cittadina denominata “A. Doria”, alla quale era demandata la vigilanza doganale su quell’importantissimo porto mercantile.
Nei tre anni seguenti, l’Arca avrebbe continuato a prestare servizio nella medesima città, anche se mutando spesso reparto, com’era allora previsto dal regolamento del Corpo. Il 1° ottobre 1929, avendo superato brillantemente le relative prove d’ammissione, Paolo Arca divenne allievo della Scuola Sottufficiali delle Fiamme Gialle, che allora aveva sede a Caserta.
Promosso Sotto Brigadiere il 1° settembre del 1930, l’Arca fu destinato alla Brigata “stanziale” di Ortona, dipendente dalla Compagnia di Chieti, ove rimase sino al 1° giugno del 1931, data in cui fu trasferito alla Brigata di Avezzano. Negli anni seguenti, il Sottufficiale sardo operò in altre località, quali Vasto, Genova e Treviso, ove fu spedito il 1° giugno 1936, dopo essere entrato a far parte del Servizio Automobilistico del Corpo: una sua vecchia aspirazione. Raggiunta Gorizia il 16 agosto 1937, per l’ennesimo avvicendamento, nel dicembre successivo venne finalmente promosso al grado di Brigadiere.
Il 14 maggio del 1939, il Brigadiere Arca fu, poi, destinato al Drappello Automobilistico di Udine, presso il quale sarebbe rimasto sino al 1° agosto 1940, data in cui ottenne il trasferimento nelle Marche. In quella stessa data fu assegnato alla Compagnia Comando della 14^ Legione di Ancona, detta “del Rubicone”, mantenendo ovviamente la qualifica di “addetto al servizio automobilistico”. Ad Ancona e provincia operò per tutta la durata del secondo conflitto mondiale.
Sei anni dopo, l’ormai Maresciallo Capo Paolo Arca avrebbe lasciato per sempre le Marche alla volta della sua amatissima isola, destinato alla Compagnia Comando della Legione di Cagliari, ove esercitò, sino alla fine del 1948, la funzione di “Capo Meccanico Automobilista”
[1]
Il 28 dicembre 1951, dopo aver sacrificato gran parte della sua vita alla professione, l’ormai maturo Maresciallo Maggiore Arca convolò finalmente a nozze con una conterranea, la signorina Lavinia Loi, originaria di Seui (Nuoro), più giovane di lui di una decina d’anni. Dall’unione con la signora Lavinia nascerà l’unico figlio, Giovanni, venuto alla luce il 13 giugno del 1955. Quattro mesi dopo, il 1° ottobre, essendo stato esonerato dal Servizio Automobilistico per motivi di salute,


[1] AMSGF, Schedario Decorati, fascicolo personale “Mar.llo Paolo Arca”.
 
 
 
 
l’Arca fu posto al comando della Brigata “stanziale” di Cagliari, destinata ad operare in area portuale.
Vi rimase sino alla pensione, intervenuta appena un anno dopo. Il 6 agosto del 1956, Paolo Arca dovette, infatti, lasciare la sua seconda famiglia, le Fiamme Gialle, avendo raggiunto il cosiddetto “limite d’età”. Come emerge dal suo foglio matricolare, il Maresciallo Arca elesse domicilio in Genova, con indirizzo in Via Melegari, n. 8, ove – molto probabilmente – si spense il 1° febbraio dell’anno seguente, per cause a noi sconosciute, lasciando soli al mondo la povera moglie Lavinia ed il piccolissimo Giovanni.
 
3.      Il partigiano Paolo Arca.
 
 
L’8 settembre del 1943, data fatidica per le sorti del nostro povero e martoriato Paese, il Brigadiere Paolo Arca si trovava ad Ancona, in servizio presso la Compagnia Comando di quella Legione territoriale, così come abbiamo appena ricordato. Prima di analizzare compiutamente l’esperienza partigiana vissuta dall’Arca, ci appare opportuno ricordare brevemente la particolare situazione nella quale si venne a trovare il richiamato Comando in quel particolarissimo e delicatissimo contesto storico.
Per farlo abbiamo rintracciato, negli archivi del Museo Storico del Corpo, la relazione, sottoscritta in data 12 settembre 1945 dall’allora Ten. Col. Rosario Pisano, divenuto Comandante interinale della Legione di Ancona proprio all’indomani dell’armistizio, in sostituzione del titolare, Col. Bonfanti Defendente, che si trovava in licenza a Roma.
Malvisto dal Capo della Provincia di Ancona, il truce Franco Scassellati Sforzolini (che tenne l’incarico sino alla metà di ottobre ’43, allorquando fu trasferito a Como), con il quale nel ’41 aveva avuto non pochi problemi – per fatti di contrabbando – in quel di Cattaro (ove il Pisano si trovava al Comando del 2^ Battaglione mobilitato, mentre lo Sforzolini era Capo di quella Provincia), il Comandante della 14^ Legione risultò da subito inviso alle autorità fasciste anconetane, primo fra tutti al Generale La Corte, comandante della Guardia Nazionale Repubblicana, che lo sospettarono di antifascismo e disfattismo, specie dopo i cosiddetti “fatti di Filottrano”, di cui tratteremo in avanti.
A seguito dei durissimi bombardamenti ai quali fu sottoposta la città di Ancona dall’ottobre ’43 in poi, anche le caserme della Guardia di Finanza subirono gravissimi danni, rimanendo di conseguenza inagibili. Nonostante l’ordine superiore (impartito dal Comando della 2^ Zona G. di F. di Venezia) secondo cui il Comando della Legione di Ancona si sarebbe dovuto trasferire a Nord di Ancona, sfollando uffici e personale a Forlì o Bologna, il Ten. Col. Pisano si adoperò con ogni mezzo pur di evitare di lasciare le Marche, ove – come è facile intuire – vivevano le famiglie di gran parte dei suoi dipendenti.
Come evidenziò lo stesso ufficiale:
“Io, invece, anche per i riflessi politici che aveva un siffatto spostamento a Nord, sfollai – come ho già detto – la Legione, il Circolo e la Compagnia legionale nella campagna di Filottrano ad alcune decine di chilometri a Sud di Ancona. Iniziai le operazioni il 4 o il 5 dicembre – non ricordo bene – e le ultimai verso la metà del mese.
A Filottrano mi sono preoccupato di sistemare tutti i miei dipendenti, provvedendo anche per gli alloggi degli ammogliati e consentendo a coloro che trovavano difficoltà per il vitto, di prelevare, anche per le persone di famiglia, la razione confezionata presso la cucina dell’accantonamento.
A Filottrano sono andato con il proposito e la speranza di poter ivi attendere la liberazione (Ricordo di avere in più d’una occasione espresso con qualcuno dei miei ufficiali – capitano Cogrossi Renzo o capitano Caliò Luigi e capitano Bitritto Salvatore – la decisione di cercare un idoneo ricovero per le famiglie e poscia agire, non appena il fronte di combattimento si fosse avvicinato alla zona, passando le linee alleate o alle bande partigiane, per riprendere ciascuno il proprio posto appena liberata la zona stessa)[1].

Ed a Filottrano, seguendo il proprio reparto, la Compagnia Comando della 14^ Legione, giunse anche il nostro personaggio principale, il Brigadiere Paolo Arca, che in quel frangente si occupava ancora del servizio automobilistico legionale. Fu, quindi, a Filottrano, nei primissimi giorni del dicembre ’43 – gennaio ’44, che il Sottufficiale, aderendo al C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale) di Filottrano, presieduto dal Prof. Fermando Marrani, entrò in contatto con le organizzazioni partigiane locali, facenti capo alla V^ Brigata partigiana “Garibaldi” di Ancona, comandata dall’Ing. Amato Tiraboschi, detto “Primo”  2].

Ben presto, però, l’Arca fu costretto a “darsi alla macchia”, così come evidenziò egli stesso in sede di interrogatorio:

“L’8 febbraio 1944 poiché le mie relazioni con i Capi del movimento partigiano, i quali mi chiedevano in quel periodo una attiva collaborazione nel campo militare non mi permettevano più oltre di restare in servizio, mi allontanai dal reparto. A tale mia decisione contribuì il fatto che il giorno 9 stesso mese bisognava prestare giuramento alla repubblica fascista. Assente dal reparto



[1]“Relazione sul comportamento del Ten. Col. PISANO Rosario dopo l’8 settembre 1943 redatta a Milano in data 12 settembre 1945”. In AMSGF, fascicolo personale “Ten. Col. Rosario Pisano”.
[2] Nota del 24 febbraio 1945 a firma del Brig. Paolo Arca indirizzata al Comando brigata litoranea mista di Ancona, con oggetto: “Dati riflettenti la posizione personale del B.T. ARCA Paolo dall’8 settembre 1943 in poi”. In A.S.C.S.M.C.G.G.F, fascicolo personale “Mar. Arca Paolo”.
 
 
 
 

sono stato fino alla liberazione di Jesi (20 luglio 1944). L’allontanamento avvenne in divisa e senza le armi che lasciai in caserma…”[1].

Il partigiano Arca svolse la sua attività patriottica in varie località delle Marche, da Filottrano ad Osimo; da Macerata a Cingoli, da Jesi ed Ancona, operando – sempre agli ordini della V^ Brigata “Garibaldi” ed in collegamento anche con il Comitato di Liberazione Regionale, presieduto dall’Avv. Oddo Marinelli – mettendo a segno anche importanti azioni di guerriglia contro i nazi-fascisti nel settore Muscosi – Frontale.

In tale ambito, l’Arca dimostrò di essere anche un abile compilatore di piani per il disarmo dei reparti nazi-fascisti e delle altre forze armate al servizio degli stessi, come ebbe a dichiarare egli stesso nel richiamo verbale, facendo evidentemente riferimento – senza ammetterlo esplicitamente – anche al disarmo degli “accantonamenti” (caserme e magazzini) della Guardia di Finanza ubicati nella stessa Filottrano: operazione passata alla storia della Resistenza appunto come “Fatti di Filottrano”, di cui trattano i principali testi dedicati al movimento partigiano delle Marche[2].

L’azione partigiana fu ricostruita anche dal colonnello Pisano, nella menzionata relazione del ’45, dalla quale apprendiamo che:

“Nella notte dal 27 al 28 febbraio 1944 i due accantonamenti in cui – in frazione San Biagio di Filottrano – erano sistemati gli uffici del Comando della Legione, del Comando del Circolo di Ancona, della Compagnia comando legionale, il personale di questa e gli alloggi di sette ufficiali – compreso il mio – furono invasi da diverse centinaia di Patrioti che disarmati tutti i militari accantonati, asportarono oggetti di casermaggio e di vestiario, macchine da scrivere, le armi della Compagnia comando (compresi due mitra Beretta, sprovvisti di cartucce e di caricatori, portati dal maresciallo maggiore mare Lopez da Zara con una nostra motobarca rifugiatasi nel porto di Ancona nei primi giorni successivi all’armistizio e sottratti alla asportazione dei tedeschi) ed i quattro automezzi in dotazione al reparto automobilistico legionale, nonché oggetti e valori di proprietà privata.

Nessuna reazione di nessuna specie da parte mia e da parte di tutti i miei dipendenti (.) Ultimate le operazioni di carico dei materiali militari di cui ho fatto cenno, io, il maggiore Venditti ed il capitano Cogrossi fummo condotti con i patrioti. Fummo rilasciati dagli stessi, dopo poche ore e ciò a seguito di quanto spiegai all’ufficiale che mi apparve fosse il comandante della 



[1] Dal “Processo Verbale di Interrogatorio” al quale fu sottoposto il Brigadiere Arca in data 29 maggio 1945 da parte della Commissione per la sistemazione dei militari sbandati in essere presso il Comando Circolo di Ancona, Commissione presieduta dal Cap. Alfiero Zanobbi. In A.S.C.S.M.C.G.G.F, fascicolo personale “Mar. Arca Paolo”.
 
[2] Confrontare, fra gli altri, Massimo Salvatori, “La Resistenza nell’Anconetano e nel Piceno”, edizione Opere Nuove – Roma, ottobre 1962, pag. 161.
 
 
spedizione e sembra, anche, a seguito dell’intervento favorevole di un nostro sottufficiale – forse mio ex dipendente – facente parte della formazione dei patrioti o con questi in contatto[1] ponendo a frutto, per tale delicato incarico, la sua bella cultura professionale e la perfetta conoscenza dei luoghi. Inviato in montagna e chiamato più volte a guidare reparti di consistenza non inferiore al plotone, in ogni circostanza, spesso in situazioni drammatiche, sapeva volgere la fortuna delle armi a netto favore delle forze partigiane, dimostrando sul campo qualità singolari di tattica abile e intraprendente. Il suo coraggio e la sua fede trovavano nuova conferma più tardi, quando, arrestato e minacciato di fucilazione, sapeva mantenere durante due mesi di detenzione contegno fermissimo e, quindi, evaso dal carcere, tornava con intatto entusiasmo al suo posto di combattimento (Marche, 9 febbraio 1944- 30 giugno 1944)”.
A tale ricompensa fece seguito, nel corso del 1953, il conferimento della Medaglia di Benemerenza per i Volontari di Guerra[1], istituita con Decreto legislativo n. 1054 del 21 aprile 1948. Con tale medaglia, che si andava così a sommare alla modestissima promozione straordinaria, che praticamente aveva abbreviato solo di qualche anno una progressione di carriera che comunque ci sarebbe stata lo stesso, l’Italia dimostrò “quanto fosse riconoscente” all’eroico partigiano sardo, che – ricordiamo – aveva subito anche la galera e le torture dei militi fascisti, dopo aver combattuto eroicamente al fianco di altri valorosi partigiani marchigiani.
Il Maresciallo Paolo Arca non pretese altro, nei quattro anni di vita che gli rimarranno, conscio com’era del fatto di aver contribuito, con il proprio valore e col proprio amor patrio, a quella vittoria finale contro il nazi-fascismo che fu a base – e lo è tuttora – della nostra amata Repubblica. Tutto sommato, la ricompensa maggiore la ricevette dalla vita e da quell’Iddio al quale credeva profondamente, grazie ai quali ebbe modo di incontrare la sua amata Lavinia e diventare così padre del piccolo Giovanni, uno dei tanti figli di questa Nazione che hanno avuto la gioia e la fortuna di vivere e crescere in piena libertà e democrazia.
 
 
 
 
*Capitano, Direttore del Museo Storico della Guardia di Finanza.
 
 


[1] Comunicazione n. 27309/M in data 24 agosto 1953 del Comando 15^ Legione Guardia di Finanza di Cagliari. In A.S.C.S.M.C.G.G.F, fascicolo personale “Mar. Arca Paolo”.