l'antifascismo osimano 1922 - 1938 PDF Stampa E-mail
storia
 L’antifascismo degli osimani affonda le proprie radici nel movimento democratico popolare che ebbe le sue manifestazioni più evidenti con le rivolte contro il caro vita del settembre 1897 e del gennaio 1898, e con con i grandi scioperi che attraversarono tutto il primo ventennio del ’900 con alla testa la Lega delle Filandaie.  
 
Ad Osimo dal 1919, forte è la presenza del movimento cattolico specie nelle campagne circostanti,  che si consolida nel Partito Popolare, movimento questo che entra da subito in forte contrasto con il neonato movimento fascista. 
Forte fu la presenza in città, soprattutto entro la cerchia muraria, favorita dalle grandi concentrazioni operaie determinata dalla presenza delle filande,  di forze quali quelle  socialiste, repubblicane e  anarchiche, tanto che Errico Malatesta era sovente ad Osimo essendo dimorato ad Ancona al ritorno dall’esilio londinese.  Ciò consentì che Osimo partecipasse attivamente alla Settimana Rossa (luglio 1914), ed all' insurrezione popolare del giugno 1920 , detta Rivolta dei Bersaglieri,organizzata in città dalla neo costituita Camera del Lavoro (maggio 1920), a cui seguì il più grande sciopero delle filandaie (agosto 1920). 
 
Rispettiamente il 7 e il 17 agosto 1922, come nel resto del Paese, vennero prese di mira e distrutte: la sezione del Partito Comunista. d’Italia di Borgo S.Giacomo, del Partito Socialista Italiano (Via dei Macelli) e l'attigua Camera del Lavoro .
 
Violenze verbali vennero rivolte allo stesso vescovo Mons. Monalduzio Leopardi che venne rinchiuso in cattedrale con i fedeli durante la messa di Capodanno per non aver innalzato il gagliardetto fascista.   
Numerose associazioni cattoliche e il prelato delle campagne circostanti subirono chiusure e violenze.  
 
Le elezioni provinciali del 1923 sono teatro di bastonature e coercizioni varie da parte di fascisti locali e da altri rinforzi venuti dall'Umbria a “chiudere la bocca alla roccaforte bianca” come testimonia il manifesto affisso in città dal locale fascio.  
Con le successive elezioni comunali del 1924  i fascisti si assicurano il Comune grazie al premio di maggioranza introdotto .
 
Nel 1925, l’ex segretario comunista della Camera del Lavoro Mario Ambrogetti(sarto), viene raggiunto da elementi fascisti locali a Roma dove era rifugiato, e da questi é colpito con armi da fuoco, riuscendo però a scampare all'attentato per l’intervento di un agente della vigilanza cittadina non senza dover ricorrere ad una degenza ospedaliera durata molti mesi.
 
L’antifascismo continua a covare sotto le ceneri del sindacalismo dei sarti che ad Osimo rappresenta una categoria di lavoratori radicata quanto numerosa e composta di dipendenti delle numerose sartorie locali (Anche Ambrogetti, primo segretario della CdL di Osimo, come Zingaretti segretario della Camera del Lavoro di Ancona erano una sarti ).
 
Così nel 1930 un’altro sarto, figlio e fratello d’arte nonché attivisti socialisti già schedati, residenti tutti al Borgo Renato Benedetto Fabrizi, organizza una cellula comunista legata all’organizzazione clandestina di quel partito che ebbe sede in città come comitato interregionale. La Banda Ragno” così denominata,  svolse azioni di propaganda antiregime con affissioni sulla porta del palazzo comunale e della casa del podestà e sfregi ai simboli fascisti posti sul luoghi pubblici, programmando pure la collocazione di ordigni rudimentali  provati nelle campagne circostanti da collocarsi alla Casa del Fascio, contro le proprietà  del podestà ed altri elementi del locale Fascio .
Il gruppo fu fermato per tempo dalle forze di polizia fasciste poco prima che fosse fatta brillare una bomba. Così l’11 novembre 1931 e per alcuni giorni, furono effettuati 24 arresti .  
 
In coincidenza di questi arresti, nel timore dell'estendersi del movimento antifascista, si fa forte la repressioner e a farne le spese sarà  Luigi  Fiordelmondo detto Calicì. La purga violentemente somministratae  fatta con olio di camion, sarà fatale per lo sventurato Calicì, e lo porterà alla morte il 31/12/1931 tra spasmi atroci e lasciando 8 figli in età minore (dall’atto di morte del Comune di Osimo.).
 
Dal gennaio del 1932 vengono inviati al confino di polizia presso la nota colonia penale di Lipati (ME) lo stesso Renato Benedetto Fabrizi, Marino Verdolini e Umberto Vigiani  a seguito della soppres-sione della cellula clandestina comunista Ragno composta da ventquattro elementi. Verranno rilasciati ad ottobre per amnistia intercorsa per il decennale della Marcia su Roma. 
 
Dal 1933 e al 1938 si susseguono altri arresti e confinamenti per cospirazione antifascista.
  
Nel 1933 Luigi Bartolini ,tra i maggiori incisori italiani del Novecento al tempo residente ad Osimo, viene arrestato ed avviato al confino
 
Nel 1936 Viene riarrestato Renato B. Fabrizi ed alcuni compagni ammoniti per il tentativo di ricostruire la Banda Ragno.
 
Sempre nel 1936 viene pure processato il capo giardiniere di Osimo Bolognini per aver inveito contro due subalterni imposti in quanto fascisti, a suo conto poco attivi al lavoro “.... Lavorate solo perche’ indossate la camicia nera. Se fosse per me vi farei morire di fame, voi e a quelli come voi….”

Il processo si concluse con un’ammonizione; Una pena benevola in quanto fu riconosciuto il valore professionale eccelso del Bolognini.

 

Il 29 aprile 1937, esattamente due giorni dopo la morte di Antonio Gramsci, muore all’ospedale di  Larino (CB) mentre era al suo secondo confino coatto a Bonefro (CB),  Renato Benedetto Fabrizi,

 

Nel 1938 vengono arrestati 4 osimani tra cui Quinto Luna, futuro comandante partigiano della piazza di Arcevia, rei di aver parlato male del fascismo durante una cena tra amici.
 

 

da "Mai con Mussolini ! " di Armando Duranti, ed. ANPI Osimo 2004   con il patrocinio della Regione Marche, della Provincia di Ancona, del Comune di Osimo e della Fondazione Quinto Luna.